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La zingara

La zingara

bronzo

96 x 48 x 34 cm

1937

n. inv. 15

La Zingara di Crocetti ha un volto infantile, nonostante il busto da donna già adulta, e uno sguardo accogliente e dolcissimo. I capelli sciolti sono allontanati dal volto per mezzo del tradizionale fazzoletto triangolare che cinge il capo. L’identificazione etnica della figura femminile è demandata ai simboli che accompagnano la fanciulla: il gufo, posato sulla spalla destra, e il pappagallo, che stringe tra il becco un cartiglio.

Il gufo è un simbolo presente in tutte le civiltà antiche e rurali: l’animale notturno è la rappresentazione della conoscenza, della capacità divinatoria e della magia, ed è particolarmente legato alle figure femminili: nell’Asino d’oro di Apuleio, Panfile si trasforma in un gufo, e nello stesso uccello viene trasformato per punizione Asclalafo da Cerere/Demetra, così come narrato nelle Metamorfosi di Ovidio.

Per la sua capacità di ripetere il linguaggio umano e la vista acuta, anche il pappagallo è un simbolo esoterico, legato alla capacità di prevedere il futuro: infatti, nella scultura di Crocetti, l’animale, che si erge sopra la testa della zingara quindi può guardare più lontano, ha nel becco il cartiglio, testimonianza scritta degli eventi futuri.

La resa anatomica della fanciulla, ritratta fino all’innesto dei fianchi, tende a una geometrizzazione del corpo che risalta le generose forme: analogia fisica della capacità fascinatoria dovuta alle virtù di vaticinio. Questo sorprendente e raffinatissimo gioco di rimandi fa ben comprendere l’approfondita indagine intellettuale alla base della ricerca formale di Crocetti.