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Il ratto

Il ratto

bronzo

35,3 x 22 x 16 cm

1945

n. inv. 57

Narrano gli antichi storiografi romani che Romolo, dopo aver fondato Roma, cercò alleanze con i popoli vicini per cercare di contrarre matrimoni con le donne nubili straniere al fine di accrescere il suo popolo. Al diniego dei Sabini, i Romani organizzarono le feste dei Consualia (dedicate a Conso, dio dei granai) e con l’inganno rapirono le donne straniere invitate alla cerimonia (Livio, Ab Urbe Condita, I, 9; Plutarco, Vite Parallele-Romolo, 14; Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 31).

L’episodio leggendario sulla fondazione di Roma è divenuto nel corso dei secoli un topos figurativo di cui molti artisti si sono avvalsi. La versione di Crocetti esalta la reazione drammatica della fanciulla rapita che con la mano sinistra allontana con violenza il volto del rapitore nel tentativo di liberarsi dalla presa. L’uomo, incedente e piegato dallo sforzo e dal dimenarsi della giovane, crea con il corpo un movimento a spirale che coinvolge anche le membra della preda che ha in braccio.

Indubbiamente, le molteplici possibilità di rappresentazione della concitazione furono alla base della ricerca di tutti gli artisti che si cimentarono nella raffigurazione dell’evento storico, a partire dal celebre e monumentale gruppo scultoreo di Giambologna (Firenze, Loggia dei Lanzi, 1574-1580) da cui Crocetti sembra trarre l’idea dell’avviluppare i due corpi in un movimento a spirale. Da un punto di vista iconografico, però, la contrapposizione tra l’estensione orizzontale della fanciulla e la posa stante del rapitore fa avvicinare di più l’opera del maestro abruzzese al disegno che dal leggendario episodio trasse Albrecht Dürer (Bayonne, Musée Bonnat, 1495).