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Il loggione
Il loggione

Il loggione

Il concerto

bronzo

60 x 47 x 9 cm

1939

n. inv. 470

Invece di rappresentare una scena di teatro, Crocetti in questo altorilievo ruota il punto di vista e inquadra gli spettatori del loggione, con una vivacità espressiva e un dinamismo sorprendenti in considerazione della staticità della composizione. L’opera è esposta nella casa dell’artista, precisamente nello studio dove Crocetti teneva l’amministrazione.

Come spesso nel catalogo dello scultore, il rilievo è stilisticamente un sapiente punto di arrivo tra linguaggio moderno e riferimenti alla tradizione passata. Come già notato da Paola Goretti, l’impaginato compositivo della scena ricorda la scena dello Studium universitario rappresentata nell’arca di Giovanni da Legnano scolpita da Pier Paolo delle Masegne negli anni ’80 del IV secolo (Bologna, Museo civico medievale): stessi bancali da cui si affacciano gli astanti, stesse espressioni assorte e trasognate.

D’altra parte, però, la compostezza degli studenti medievali lascia il passo, nella scena ideata da Crocetti, a gesti ed espressioni tipiche dell’era contemporanea: ognuna delle figure è in realtà isolata nella propria solitudine; l’attenzione si sposta dalla scena che stanno osservando al dramma del pensiero personale, come la donna in basso a destra, chiusa tra le sue braccia e dallo sguardo distolto dal punto di interesse cui è rivolta l’osservazione degli altri; anche il personaggio al centro del registro superiore non sta guardando lo spettacolo e affonda la testa tra le mani (non si sa se in gesto di disperazione o, piuttosto, perché colpito da Morfeo più che dalle arti tespiane).

Un’antologia di sentimenti, un piccolo capolavoro di osservazione che capovolge il punto di interesse tradizionale dalla scena rappresentata alla rappresentazione degli osservatori: in questo senso, Crocetti sembra anticipare la ricerca di Bill Viola (The Quintet of Astonished, videoarte, 2000).