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Sibilla

Sibilla

bronzo

31 x 21 x 15 cm

1939

n. inv. 55

La tradizione letteraria e artistica relativa alle Sibille, fanciulle vergini consacrate ad Apollo che concedeva loro il potere di vaticinare il futuro, fu tramandata dall’epoca greco-romana fino all’evo moderno, attraverso l’interpretazione delle loro divinazioni quali profezie cristologiche.

Nella tradizione figurativa, le Sibille sono sempre state raffigurate nel momento della predizione, con il libro aperto davanti a loro, simbolo della conoscenza del destino del mondo: dalla Sibilla Cumana dipinta da Andrea del Castagno presso villa Carducci a Legnaia (Firenze, Galleria degli Uffizi, 1448-1451) al celeberrimo ciclo raffigurato da Michelangelo Buonarroti nei pennacchi della volta della Cappella Sistina (Città del Vaticano, 1508-1512), fino alla Sybilla palmifera di Dante Gabriel Rossetti (Londra, Lever Art Gallery, 1866-1870).

Differentemente dalla tradizione pregressa, la sibilla di Crocetti è raffigurata durante il riposo che segue la fatica mentale e fisica della profezia: la donna è riversa sullo scranno e abbandona il braccio sinistro dietro la spalliera per meglio sostenere le membra spossate. L’espressione del volto manifesta allo stesso tempo soddisfazione e serenità, impulsi originati dallo sforzo maieutico di predire il futuro. Le gambe leggermente divaricate tradiscono il gesto del caracollare senza energia sulla sedia e la mano destra che copre il pube con la veste rappresenta il solo movimento che la donna è in grado ancora di compiere dopo il faticoso deliquio.

In linea con la ricerca che ha sempre contraddistinto il maestro abruzzese, il gesto quotidiano diventa l’espediente per rimandare a una sapienza antica, per cui la capacità di vaticinare altro non è che un altro nome della saggezza dell’esperienza.