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Machiko Kodera
Machiko Kodera

Machiko Kodera

Melaphoros

resina

h cm 160

1996

inv. nr. 1085

La lavorazione delle vesti dimostra la profonda assimilazione, da parte di Machiko Kodera (Hokaido, 1950 – Roma, 2012), della lezione del suo maestro Venanzo Crocetti. Le pieghe fitte della veste accarezzano l'anatomia senza nasconderla, creando un sofisticato gioco chiaroscurale sulla superficie della resina patinata che alterna zone di luce e d'ombra. La patina stessa dell'opera è ricca di sfumature verdastre e dorate, che conferiscono alla scultura un aspetto vibrante ed evocativo, come se fosse un reperto antico riemerso dal tempo ma reinterpretato con una sensibilità profondamente moderna.

In Melaphoros, la mela non rappresenta una tentazione drammatica, bensì un simbolo di armonia naturale, dono e compiutezza. La figura femminile diventa l'emblema di una bellezza pura, sacra e decontestualizzata da qualsiasi intenzione erotica. Kodera riesce a congelare lo slancio del movimento in una staticità meditativa, trasformando la materia in una lirica espressione visiva dell'anima.

Esposta presso il Museo Crocetti a partire dal 2022, l'opera è entrata ufficialmente a far parte della collezione permanente del Museo nel 2025, grazie alla generosa donazione da parte di Tetsuro Akanegakubo, vice presidente della Fondazione “Venanzo Crocetti”.

Dal 2025 l’opera Melaphoros è concessa in comodato d’uso gratuito alla Scuola Giapponese di Roma, sita in Via di Monte Cucco.


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1982, Crocetti e Machiko
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anni '80, Machiko e Crocetti
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Machiko Kodera e Antonio Tancredi, inaugurazione mostra a BCC Teramo
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