In questa opera del 1968, Crocetti infonde la memoria della propria
infanzia, dei lavori contadini, in uno dei temi più intimi e potenti della sua
poetica: la sacralità della fatica quotidiana.
La scultura, pur nelle sue dimensioni contenute, sprigiona una forza
monumentale. Ogni linea è essenziale, vibrante, carica di una tensione
palpabile che cattura l'essenza stessa del gesto agricolo. Crocetti modella la
superficie del metallo rendendola viva e mossa: la luce vi scivola sopra,
restituendo allo sguardo l'intensità del muscolo teso e la verità dello sforzo
fisico.
Lontano da ogni retorica, l'artista abruzzese ferma nel tempo il momento di
massima concentrazione del lavoratore, trasformando un gesto umile in un’opera
dalla solennità fiera e senza tempo.
Esposto per la prima volta a Roma nel 1970 a Palazzo Carpegna (Accademia
Nazionale di San Luca), questo capolavoro celebra la genialità di un maestro
capace di far dialogare la gloriosa tradizione figurativa italiana con una
sensibilità moderna, graffiante e profondamente umanistica.
Il bronzetto è esposto in una delle tecche presenti nella casa
dell'Artista.