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Grande allieva di danza

Grande allieva di danza

bronzo

218,2 × 88,2 × 90 cm

1977

n. inv. 48

Dalla danza, Crocetti trasse ispirazione più volte durante la sua lunga attività: come osservato da Enzo di Martino, le soluzioni compositive che lo scultore abruzzese seppe inventare dall’arte di Euterpe non furono mai ripetitive; al contrario, anche gli esemplari tardi hanno il potere di evocare suggestioni completamente nuove, pose e movimenti che né egli, né altri autori avevano precedentemente esplorato.
Per questo motivo, prima ancora che per la grazia che esprime, l’esemplare del 1977 suggella il paradigma stilistico per il quale Crocetti fu lo scultore dell’eleganza: mirabile è lo studio dell’equilibrio attraverso il quale la fanciulla alza la gamba sinistra per allacciare la scarpetta con la mano opposta, formando una struttura a doppio triangolo: l’uno delineato, appunto, dalla gamba sinistra piegata, la coscia che trova il suo prolungamento nel busto e il braccio destro; l’altro, ma per vederlo è necessario guardare la scultura di lato, non frontalmente, è creato dalla gamba destra su cui poggia l’intera figura e il busto piegato in avanti.
I riferimenti all’iconografia classica non mancano: il modello sembra essere colto dalla tradizione della Venere ferita dalla spina di rose, in particolare si confronti con l’incisione a bulino che, nel 1564, Gaspare Oselli tradusse da un soggetto di Luca Penni, probabilmente ignota a Crocetti ma facente parte di un repertorio tradizionale sicuramente conosciuto dall’artista abruzzese.
Di questo esemplare esistono altre due fusioni: una prima, datata 1975, leggermente diversa nell’acconciatura meno evidente e raccolta, è conservata presso la Cava dei Balestrieri di San Marino; una seconda, datata 1981, identica all’esemplare nel Museo Crocetti, è collocata nel Parco Comunale di Tsurumai, nel comune di Nagoya in Giappone. Infine, una versione di dimensioni notevolmente più piccole (67x91x40) e con una diversa sistemazione dei capelli, realizzata nello stesso anno, si trova in collezione privata (Floriano De Santi 2001, n. 40; Sensi Contemporanei in Abruzzo, 110).