SCULTORI IN ABRUZZO Andrea Cascella / Pietro Cascella / Mario Ceroli / Venanzo Crocetti
sabato 7 aprile 1990 - domenica 20 maggio 1990
Teramo, Museo Archeologico V. Delfico
l'Arte di Crocetti fuori sede
L'OMAGGIO SCULTOREO NEL 150° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI RAFFAELLO PAGLIACCETTI (1839-1900)
La mostra, promossa dal Comitato promotore per le celebrazioni del 150° anniversario della nascita di Raffaello Pagliaccetti, rappresentò un evento espositivo di eccezionale rilievo culturale per la regione Abruzzo e non solo.
L'esposizione si tenne dal 7 aprile al 20 maggio 1990 e fu ospitata nella prestigiosa cornice del nuovo Museo Archeologico di Teramo.
L'iniziativa nacque con l'intento di celebrare il genio e l'eredità artistica di Pagliaccetti, illustre maestro della scultura ottocentesca, creando al contempo un ponte ideale tra la tradizione storica e la contemporaneità artistica abruzzese.
Per l'occasione, quattro tra i più grandi scultori abruzzesi risposero all'invito del Comitato, esponendo le loro opere in un dialogo serrato sulla materia, la forma e lo spazio: Andrea Cascella; Pietro Cascella; Mario Ceroli e Venanzo Crocetti
Nel testo introduttivo “I sentimenti e le forme” del catalogo Scultori in Abruzzo. Andrea Cascella / Pietro Cascella / Mario Ceroli / Venanzo Crocetti, pubblicato in occasione della mostra, Mario de Micheli ha scritto:
“Di Giulianova, cioè della stessa cittadina natale di Pagliaccetti, è Venanzo Crocetti, di cui i teramani hanno quotidianamente sotto gli occhi il Mirabile ‘Monumento ai Caduti di tutte le guerre’, con quel giovane ignudo a cavallo che in un’opera successiva s’è trasformato in ‘Cavaliere della Pace’, iniziando da Hiroshima il suo giro per le capitali del mondo. La stessa felice fluidità formale di questa immagine costituisce il carattere di ogni altra espressione plastica di Crocetti. Il sentimento di una visione classica dell’esistenza domina la sua immaginazione, che trova in una folta sequenza di freschi nudi femminili, di giovani donne o di adolescenti, i suoi motivi più sicuri. L’incanto della bellezza lo seduce e in questo senso ogni suo prova diventa una metafora della vita, di come cioè la vita dovrebbe essere nell’aspirazione che ognuno di noi nutre nel segreto di sé.
Crocetti agisce nel solco più ricco e fruttoso della scultura italiana, un solco dove ugualmente si incontrano Martini, Marini e Manzù, e vi agisce con una propria specifica fisionomia, con una forte tensione ideale fra tradizione e modernità.
Dei quattro artisti riuniti in queste sale, Crocetti è il più avanti negli anni. Appartiene infatti alla seconda generazione del Novecento e quindi ha già al suo attivo una lunga carriera, cominciata agli inizi degli anni Trenta. Seppure lunga, la sua storia è tuttavia dominata dalla più rigorosa e costante coerenza. Non ci sono né fratture né balzi d’umore nell’evolversi della sua ricerca plastica. Egli cioè ha avuto il privilegio d’individuare il nucleo poetico della sua ispirazione sin dalle prime esperienze e ad esso ha fatto sempre risalire l’affermarsi e la crescita delle sue immagini. Di qui la sua sicurezza, il suo modo dispiegato di dar vita ad una scultura dichiarata, esplicita, evidente, priva di astuzie e sotterfugi, fondata eminentemente sulla garanzia dell’autenticità dell’impulso, di un estro formale di profonda spontaneità.
Crocetti è senza dubbio un modellatore, che trova nel bronzo l’esito esemplare della sua opera….!







