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Vitellino

Vitellino

bronzo

16 x 23 x 9,5 cm

1930

n. inv. 62

L’archetipo del mondo agreste, rappresentato dagli animali che accompagnano l’uomo nel lavoro rurale, fu tra i temi più rappresentati dal maestro Crocetti. In particolare, i bovidi attrassero l’attenzione dello scultore abruzzese fin dall’inizio della propria carriera. Differentemente dagli esemplari adulti, raffigurati per la loro monumentalità quasi sacrale, emblema del ciclo della vita, la serie dedicata ai vitellini mostra la goffaggine del movimento incerto, il tentativo di trovare un equilibrio sfuggente.

Il vitellino è ripreso nel tentativo di compiere i primi passi: le zampe anteriori divaricate e il baricentro spostato indietro manifestano l’intuitiva volontà della bestia di mantenere la stabilità che tanto faticosamente ha conquistato. La capacità di resa realistica, che sempre caratterizza il catalogo del maestro, è priva di compiacimento didascalico: di qualsiasi interpretazione possa essere caricata la figura, tale significato non è forzatamente suggerito dall’artista, ma dalla Natura stessa che viene rappresentata, rendendo eterna una fuggevole movenza.

Da questo primitivo esemplare, Crocetti trasse molteplici versioni: una variante più nervosa nei tratti, dalla posizione più tesa, fu eseguita in bronzo nel 1931 (25 cm. di lunghezza, collezione privata); un altro esemplare, distinto dalla posizione rampante delle zampe anteriori, dal titolo Vitellino Fuggente, fu eseguito nel 1934 in terracotta ed esposto alla XVI Biennale di Venezia insieme ad altre tre sculture fittili (Testa di Ragazzo, Ragazza seduta, Daino morente). Dalla versione ceramica, furono tratti tre esemplari in bronzo (30 cm. di lunghezza), in tre diverse collezioni private.